…Il Risveglio…

 

   L’alba arriva silenziosa, tutto attorno sembra immobile, neppure un fruscio di foglie: anche gli uccelli sugli alberi dormono, il sole pian piano abbraccia il prato, le rose, arrivando nell’angolino più nascosto del giardino, dove le ortensie blu formano una macchia colore del cielo.

   Teresa, appena vestita, scende in spiaggia lentamente, respirando a pieni polmoni l’aria mattutina, ama percorrere il piccolo sentiero che la porta al mare; assiepati sui lati della stradina, ginestre dal colore del sole profumano l’aria tiepida mescolandosi con l’odore dei pini, e una leggera brezza di mare ne diffonde dolcemente l’essenza.

Da quando Lucio, il marito, non c’era più, Teresa aveva preferito andare ad abitare nella casa al mare chiudendosi in se stessa, in solitudine; nonostante fossero passati più di tre anni, la mancanza le pesava come un macigno, ogni cosa, ogni piccola nota la riportava a lui, nascosta negli oggetti attorno vi era la più soffocante delle malinconie, seppure con il passare del tempo il dolore si diradava, la nostalgia l’assaliva alla gola e il vuoto delle giornate si scoloriva sempre più.

Trovava conforto vicino al mare, compagno silenzioso, Teresa parlava spesso con lui, seduta a riva accarezzava le onde che arrivavano lente a bagnarla, ma a volte i pensieri tracimavano riportandola in una straziante tristezza.

I giorni scorrevano lenti, spesso calandosi nella totale indifferenza della nebbia d’autunno, alcuni giorni un pallido sole le scaldava l’anima e riusciva anche a scrivere, altro piccolo aiuto per colmare il senso di vuoto di quei giorni e sere incolori.

Ed era al calare del tramonto che i fantasmi del passato tornavano più soffocanti che mai, la imprigionavano facendole rivivere l’ondata di anni trascorsi felice, periodi di sorrisi e sfavillanti giornate di sole in cui tutto sembrava avere un senso, anche se erano piccole cose insignificanti.

E quando, la sera, non riusciva ad arginare quel fiume doloroso, cercava rifugio nel sonno, chetandosi e lasciando che ogni reminescenza cadesse nella grotta della dimenticanza notturna.

   La chiesa Madre abbracciava la piccola piazza del paesino, era lì che un giorno lontano conobbe Lucio, erano giovani studenti e il ritrovo per loro ragazzi era un piccolo bar sito al centro della piazza stessa, non c’erano molti posti nella quale incontrarsi, ma a loro bastava uscire di casa e stare insieme. La piazzetta si ravvivava all’arrivo dei giovani, gli allegri saluti e il vociare si sentiva a distanza, ed era come il risveglio al torpore del piccolo paese.

 

   Spinse la porta della chiesa, entrò nel silenzio odorante d’incenso, s’inginocchiò su una delle panche in prima fila guardando verso l’immagine del Cristo in croce sull’altare, pensando che per un periodo della sua vita aveva dimenticato cosa volesse dire andare in chiesa; recitava le preghiere la sera, prima di dormire, sin da piccola aveva l’abitudine di farlo, ma la corsa della vita quotidiana, diventando quasi cinici, avidi, disordinati nell’inseguire le certezze che crediamo trovare nel denaro e nelle cose materiali, l’aveva allontanata dal mistero, dal richiamo dell’Assoluto, dallo spirituale. Ma quando rimase sola, Teresa avvertì una difficoltà esistenziale tale da farle sentire il richiamo nell’animo e il bisogno di riavvicinarsi ad una luce interiore.

La testa china, appoggiata alle mani, si mise a pregare. All’improvviso si sentì appoggiare una mano sulla testa, una carezza dolcissima, le parve di riconoscere quel gesto, quasi spaventata si girò lentamente e …non credeva ai suoi occhi, davanti a lei c’era Lucio, sulle labbra un sorriso amico, amorevole.

Teresa, tremante, si alzò ma quasi ricadde in ginocchio per la forte emozione, lui si abbassò leggermente e la sorresse attirandola al petto:

-“Non potevo stare senza stringerti almeno per un attimo, sono qui, vicino a te adesso”.

-“Oddio…sei tu…” mormorò Teresa, toccandolo in viso quasi a voler sincerarsi che fosse lui, ripercorrendo i lineamenti del viso, della bocca, del collo…

-“Non lasciarmi più, portami con te, non posso restare senza averti accanto, non ce la faccio…”

Lucio la strinse forte, una lacrima scese dal suo viso bagnando la guancia di Teresa.

-“Non piangere, adesso sono con te e non ti lascerò mai più, mai più” disse la donna quasi sussurrando.

-“No- rispose Lucio – “Non posso portarti con me”.

Teresa lo guardava senza capire; all’improvviso una luce si diffuse per tutta la chiesa, in sottofondo note dolcissime di un’arpa si alzarono in una sinfonia struggente e un forte odore di rose avvolse l’aria. La donna fu invasa da una quiete gioiosa, mentre le scendevano sul viso lacrime di stupore, Lucio la teneva per mano, le asciugò le lacrime con un fazzolettino di seta bianco, guidandola verso una scia luminosa ed argentea, dirigendosi verso l’uscita arrivando fino al centro della “loro” piazzetta.

-“Ricordi quante volte ti ho atteso qui? Quando ti vedevo arrivare tutto si illuminava, gli uccelli lasciavano gli alberi cinguettando, le campane suonavano a festa, e il mio cuore batteva talmente tanto da temere fuoriuscisse dal petto!”.

-”E mi venivi incontro con un sorriso da sciogliermi l’anima” rispose Teresa.

-“Ricordo” continuò la donna.

-“Il profumo della tua pelle, lo portavo con me fino al giorno dopo, per non restare senza te neppure un minuto”.

-“E’ qui che ti ho detto ti amo per la prima volta” le ricordò Lucio, come se Teresa lo avesse dimenticato…

L’uomo l’abbracciò facendola danzare attorno alla piazza, le note d’arpa divennero un canto struggente  e mentre la stringeva a se Lucio le sussurrò all’orecchio:

-“Non soffrire più cara, non soffrire ancora, io non ti lascerò, anche se non mi vedrai, ti resterò accanto, sempre!”.

Una piccola folla si era radunata davanti al piccolo bar, Teresa nel suo vorticante ballo riusciva a distinguerne i visi sorridenti; tra loro intravide la sua più cara amica, Luisa, con la mano le fece un cenno di saluto e le gridò raggiante –“E’ tornato, hai visto? Lucio è tornato da me !” L’amica ricambiò il saluto sbracciandosi e saltellando, felice.

   Un brivido percorse la schiena di Teresa, si svegliò di colpo, era sul suo letto, sola !  I riflessi dell’alba illuminavano la stanza; si alzò lentamente dirigendosi verso la cucina a preparare il caffè, accorgendosi di essere in preda ad una strana calma.  

-“Era un sogno, solamente un sogno” si disse…

Aprì la finestra che dava sulla spiaggia, rimase ad osservare il mare, l’onda si allungava e pareva danzare sulla sabbia, la brezza quella mattina arrivava densa sul viso, lei restò ferma, invasa da una sconosciuta tranquillità. Finito di sorseggiare il caffè prese una sigaretta e come d’abitudine cercò l’accendino nella tasca della vestaglia, nel tirarlo fuori insieme all’accendino, si ritrovò in mano un fazzolettino bianco, di seta…

                                                                                                                                                           Vera

 

“E’ un fuoco di paglia un amore senza la sofferenza”

( San Pio da Pietralcina )

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