|
Marianna
e Lucio
Adoro
viaggiare
nella notte…la
strada come un
lungo nastro
nero davanti a
me…i fanali
della mia auto
illuminano
quel tanto che
basta…l’autoradio
mi regala
musica
lenta…fa
riflettere…
Solo,
l’abitacolo sa
ancora del suo
profumo… ne ho
le tracce
nella testa,
nel cuore e
nell’anima…come
ogni volta…,
ho suonato al
suo citofono e
dopo pochi
minuti la vedo
uscire dal
portoncino…già
sorridente…aveva
sul viso il
regalo che
preferisco, il
suo sorriso
sereno e
dolcissimo…e
quell’aroma di
magnolia, di
fresco, di
pulito, il
lungo abito
che le
fluttuava
addosso come
un alito di
vento, la
figura
armoniosa e
sottile e la
mano
affusolata che
apriva lo
sportello…lo
fa sempre…sale
e riempie ogni
cosa…la sua
voce, i suoi
occhi, le sue
labbra, le sue
movenze
feline…i suoi
capelli come
fili di
seta…le mie
dita che
cercano la sua
nuca,la attiro
a me e il
resto
sparisce…solo
io e lei… il
solito
ristorante ,
il solito
tavolino
all’angolo
del locale…
Ci siamo
conosciuti, in
quel
locale…ero in
compagnia di
un collega e
l’ho notata
subito…era
sola, mangiava
svogliata, il
cameriere si
faceva in
quattro per
accontentarla…ogni
tanto
tentennava nel
piatto con la
forchetta…e lo
allontanava,
negli occhi
grandi un velo
impalpabile di
tristezza,
come una nota
di
solitudine…il
mio collega
che mi parlava
ma
inutilmente…ero
già suo, di
Marianna, la
guardai tutta
la sera,
finchè lei se
ne accorse…e
ricambiò il
mio sguardo…
io sfacciato
le indicai il
mio pacchetto
di
sigarette…disse
si con lo
sguardo…ci
alzammo
contemporaneamente
e la ritrovai
fuori,
all’ingresso
del locale.
Mi chiese da
accendere…la
fiammella
dell’accendino
tra le mie
mani che si
rifletteva nei
suoi
occhi…mentre
aspirava la
prima boccata
di fumo mi
guardò
seria…inutili
le parole…come
ci
conoscessimo
da sempre…come
il cibo che io
avevo divorato
e che lei
aveva appena
assaggiato
fosse solo un
sostituto di
ciò che
realmente ci
serviva…cacciare
via il mio
noioso e
insipido
collega,
alzarmi e
sedermi al suo
fianco,
levarle la
forchetta
dalle mani per
tenerle tra le
mie, ordinare
al cameriere
di mandare via
tutti, se
stesso
compreso…e
lasciarmi solo
con
Marianna…solo
io e lei…come
due naufraghi
che si
aggrappano a
vicenda al
compagno…lei
fu da subito
cio’ che mi
serviva per
vivere da
protagonista
la mia
vita…solo lei
che scandiva
il mio
tempo…le
giornate che
avevano il
solo scopo di
aspettare la
sera per
cercarla, per
vederla…sentirmi
vuoto e
insulso…cercare
al citofono di
casa sua una
ragione
valida, un
motivo per
continuare ad
andare
avanti…amore
allo stato
puro, lo
chiamano…oppure
colpo di
fulmine…
Marianna che
c’era sempre,
Marianna che
aspettava le
mie
telefonate,
Marianna che
mi mandava un
semplice
“smak” come
sms ogni
mattina…
Ossigeno per
vivere, cibo
per
sopravvivere,
acqua di
sorgente per
la mia gola
arsa…e fiori,
e parole, e
pelle, e
profumo,
prenderla per
mano ogni sera
e trascinarla
insieme a me
dove nulla
conta, dove i
5 sensi sono
l’unica
bussola per
orientarci nel
paradiso di
sensazioni
profonde che
io e Marianna
ci regalavamo
ogni
volta…l’ideale
cercato per
una vita
intera…dolce e
quasi materna
tra le quattro
mura
domestiche,
signora di
classe in
società e
stupendamente
femmina tra le
mie braccia.
Anche
prima…strana
tutto il
giorno…taciturna
tutta la
sera…fredda
tra le mie
braccia…persino
le sue labbra
avevano un
sapore
diverso,
stasera… lo
stesso profumo
che mi inebria
da sempre,
stasera era
anonimo, lei
inconsciamente
voleva tutto
ciò, ha voluto
in una
manciata di
minuti
portarmi via
tutto, i 5
sensi
divennero solo
uno…l’udito.
La sua voce
profonda e
calda che mi
diceva…………basta,
Lucio.

Noemi e Dario
Carino ‘sto
completino,
intrigante,
pizzo nero e
fiori rossi
ricamati sopra
con
perizoma…passo
ogni tanto
davanti a
questo negozio
e sono sempre
tentato
dall’entrare e
prenderle
qualcosa ma so
già che mi
guarderebbe
arrabbiata…quasi
offesa.
Quante volte
vorrei
comprarle
queste cose
poi mi cascano
le braccia
lungo i
fianchi e
desisto…al
massimo un
golfino
morbido o una
camicetta
normalissima…lei
non è più il
tipo da
indossare
queste cose…
Lei non è più
il tipo per
molte
cose…piacciono
a me, vorrei
guardarla
mentre le
indossa,
levargliele
dolcemente in
certi momenti
solo nostri e
magari
portarmeli
dietro quando
viaggio per
lavoro…figuriamoci,
Noemi mi
ucciderebbe
per certe
trasgressioni…ogni
mattina lava
tutto e fa la
doccia due
volte…come se
la mezz’ora di
sesso che
facciamo
raramente
dovesse essere
lavata via e
al più presto
dimenticata,
insieme al suo
corpo peraltro
immacolato…sembra
ogni volta che
non veda l’ora
di finire di
amarmi per
andarsi a
lavare…ma non
è sempre stato
così… quando
l’ho
conosciuta era
spregiudicata,
sempre
allegra,
simpaticissima…molte
persone si
sposano per i
più svariati
motivi, per
amore, per
soldi, per
solitudine,
per unire due
famiglie con
interessi in
comune…io e
Noemi ci
eravamo
sposati per
allegria.
Rideva sempre,
cantava felice
a squarciagola
quando la
scarrozzavo in
giro con il
mio motorino,
da ragazzi…era
la sorella del
mio migliore
amico…io
andavo a
trovare Leo e
la trovavo,
sembrava una
bambola,
sempre
sorridente,
bianca e
rossa,
simpatica,
…entravo in
casa a cercare
Leo e trovavo
sua madre
perennemente
in cucina a
spignattare
per una tribù
tra marito,
suoceri e 5
figli…tutti
con compiti
precisi…il
marito in
fabbrica, 3
fratelli sui
camion in giro
per l’Italia e
due sorelle,
una piccola e
lei, Noemi…che
aiutava la
mamma con la
sorellina,
praticamente
l’aveva
cresciuta
lei…quando
entravo in
quella grande
casa spesso
trovavo lei
con la piccola
sedute in
terra a
giocare, coi
mattoncini,
oppure a
cucire
vestitini con
i ritagli di
stoffe per una
unica bambola,
altrimenti a
fare disegni o
incollare
pezzi di carta
colorata
ritagliata da
Noemi da
riviste
trovate qua e
la…aiutava la
sorella a
incollare i
pezzi come un
mosaico su
fogli di
carta…io
entravo e lei
alzava il
viso, rideva
con gli occhi
e mi diceva
con voce
squillante…”
ciao Dario,
Leo torna tra
poco, è andato
a fare benzina
al
camion…vieni a
giocare con
noi?”…alle
volte mi
sedevo con
loro sul
pavimento,
altre volte la
piccola
dormiva e io
proponevo a
Noemi una
passeggiata
fuori…inevitabile
l’amore…prima
o poi…ed era
come un fuoco
d’artificio
ogni
volta…sotto le
stelle, oppure
nei campi di
grano…sempre
Dario e
Noemi…il
giorno che ci
sposammo fu
festa
grande…una
tavolata
lunghissima e
tutte le donne
del
circondario
che
collaborarono
per preparare
il pranzo…i
suoi fratelli
con la
fisarmonica e
la chitarra
…la sorellina,
che ci fece da
damigella, con
il
tamburello…finalmente
avevo una
famiglia tutta
mia…una moglie
dolcissima e
presto,
probabilmente,
dei figli
tutti
nostri…ma non
avevo fatto i
conti con il
mio
lavoro…iniziai
a lavorare coi
suoi fratelli
sui camion,
stavo via
anche una
settimana di
fila, le
telefonavo
spesso e
spesso la
sentivo
piangere…cercavo
di rincuorarla
ma lei non era
come sua
madre,
abituata a
queste
assenze…io per
Noemi ero
tutto e mi
voleva
sempre…ma gli
anni
passarono, lei
si adattò a
questa cosa ma
nel frattempo
i figli non
arrivavano e
lei cambiò…era
diventata una
vera
ossessione,
per lei.
Non avrei più
sentito la
voce bassa
della mia
Noemi dirmi
piano con
sguardo
intrigante…”andiamo
di là a
giocare
insieme ,
amore?”……Il
sesso fu
dapprima
frequentissimo,
ovunque e
alle ore più
impensate,
addirittura
esagerato…ma
finalizzato
unicamente
alla
procreazione
di figli che
non vennero
mai…finchè i
medici, dopo
il terzo
aborto di
Noemi e una
gravidanza
extrauterina
dissero…lasciate
perdere,
altrimenti la
prossima volta
ci lascia la
vita…
Per lei fu una
mazzata di
proporzioni
apocalittiche…esaurimento,
depressione,
psicofarmaci……e
totale
disinteresse
per il sesso
come gioco,
come
divertimento…Noemi
cambiò, si
spense…anche
uscire per
fare visita a
parenti e
amici diventò
una
pena…dovemmo
selezionare le
conoscenze,
altrimenti se
in una casa vi
erano bambini,
lei si metteva
subito a
piangere,
inconsolabile,
tanto da
doverla
portare via
…non venne
meno mai ai
suoi doveri di
donna di casa
e di moglie…ma
la fiamma che
ci aveva arsi
fino a quel
momento si
smorzò fino a
divenire una
candelina
triste da
attizzare a
fatica…le
provai tutte,
la portai
alcune volte
in viaggio
insieme a me,
cercai di
svagarla in
tutti i
modi…ma ben
presto Noemi
preferì
rimanere a
casa e mi
ritrovai a
viaggiare
sempre
solo…e…non lo
nego…a cercare
sesso ,ma
senza
relazioni e
senza
coinvolgimenti…perché
è la mia Noemi
che amo con
tutto me
stesso, ora
come
allora……………non
riesco più a
coinvolgerla?
Non possiamo
frequentare
chiunque? Non
indosserà mai
più i completi
intimi che le
ho sempre
regalato, per
non eccitarmi?
Chi se ne
frega…è lei
che voglio, è
per starle
vicino che non
farò più il
camionista, è
per lei che
vivo, ed è con
lei che voglio
invecchiare…e
se non avremo
mai figli,
pazienza…avremo
i nipoti e i
pronipoti,…oppure
staremo noi
due…perché io
Noemi la amo,
è la mia
vita…e la mia
vita senza di
lei è come un
fiore
reciso…puoi
rinnovargli
l’acqua ogni
giorno e
curarlo meglio
che puoi…ma
prima o poi
muore…oppure
tagliargli via
la corolla e
appiattirlo
tra le pagine
di un
qualsiasi
libro per
farlo
seccare…ma poi
non ti resterà
che ricordarne
la freschezza
di un tempo
lontano.

Rosa e
Fabrizio
Amo il
tramonto, l’ho
sempre adorato
e anche a te
piace tanto…
tramonto, le
foglie secche
d’autunno
croccanti
sotto i nostri
passi lenti,
la tua piccola
mano nella
mia,
fiduciosa.
Avrei potuto,
se avessi
voluto,
portarti con
me ovunque,
anche in capo
al mondo…senza
proporti
nulla,
semplicemente
guardando i
tuoi occhioni
da Bambi, a
mandorla, che
quando ridevi
si allungavano
un po’ di piu’…
verdi come la
giada.
Cammino
lentamente ,
ti ho portato
i fiori che
ami tanto, gli
iris…semplici
come te…ne ho
presi un
fascio
enorme…ti farò
felice ancora
una
volta…d’altronde
basta così
poco, con te.
Così piccola e
fragile, come
le parole
della nostra
canzone
preferita…ora
come allora.
Solo dopo
averti
conosciuta mi
ero reso conto
di quanto poco
avessi nella
vita, di
quanto futili
erano i soldi
a palate, le
vacanze in
posti esotici,
le barche a
vela che
vendeva mio
padre, i
cocktails
noiosissimi
che
organizzava
mia madre, le
mie sorelle
innamorate
esclusivamente
di se stesse,
del benessere,
dell’apparire
ad ogni
costo…i loro
insulsi amici
e il loro
disprezzo per
tutto cio’ che
non fosse al
loro livello.
Avevo solo 19
anni e tu 15.
La figlia
della
portinaia di
uno stabile
popolare ,
case di
ringhiera, un
cortile pieno
di gattoni
randagi, di
panni stesi e
di gente che
urlava dal
mattino alla
sera….e tu…un
fiorellino con
lunghi capelli
neri come
l’ebano, un
corpicino
esile e
delicatissimo,
con tua madre
sempre in
apprensione
per quell’unica
figlia che non
stava mai
bene…ma bella,
dannatamente e
incredibilmente
bella…tuo
padre che si
ammazzava di
lavoro in
fabbrica,
operaio nella
ditta del mio,
uomo tutto
d’un pezzo…tua
madre che
cercava di
rendere
abitabile e
dignitosa una
piccola
portineria,
arrabattandosi
tra piccoli
lavoretti,
qualche ora di
pulizie nelle
case dei
condomini, ma
senza perderti
mai di
vista…mio
padre si
fidava del tuo
ciecamente,
infilava
sempre qualche
banconota in
piu’ nella sua
busta-paga per
premiare i
suoi
sforzi…con la
fatica di
farle
accettare al
tuo papà che
orgoglioso
cercava di
rifiutarle ma
con
gratitudine le
portava a
casa…sacrifici
inauditi ma
alla fine
erano
serviti…ti
hanno fatta
studiare.
Eri brava a
scuola ma eri
sempre
assente,
sempre
malaticcia,
delicatissima.
Ti conoscevo
da sempre,
Rosa,
praticamente
eravamo
cresciuti
insieme ma in
mondi
diversi…ti ho
vista
sbocciare,
venivi in
fabbrica a
prendere il
tuo papà e io
dalle finestre
della
Direzione di
vedevo
arrivare,
appoggiavo una
mano al
finestrone e
tu alzavi il
viso, mi
sorridevi
arrossendo…ed
io mi
precipitavo
con una scusa
giù sul
piazzale solo
per
avvicinarmi a
te e
salutarti…
“ciao
Rosina…ciao
Fabri…come
stai oggi? E
il tuo pallore
già mi
rispondeva”.
Inevitabile
innamorarmi di
te…Mi tirai
ovviamente
contro tutta
la famiglia, o
meglio quasi
tutta, ma non
mio padre, che
aveva talmente
tanta stima
per il tuo da
chiudere un
occhio…un’estate
ti invitò in
una delle
nostre case al
mare, a
Varazze, la
casa più
piccola,
abbastanza
vicina al
mare… con la
scusa di
controllare
tubazioni e
imbiancare le
pareti…l’unico
modo per
convincere tuo
padre ad
accettare…sapeva
che a te
avrebbe fatto
bene…e
iniziammo a
vederci di
nascosto…la
prima volta
che ti baciai
ricordo la tua
paura, mi
guardasti con
gli occhioni
sgranati e ti
passasti le
dita sulle
labbra come
per risentire
il mio
bacio…14
anni…i tuoi
capelli neri
che si
muovevano alla
brezza…poi la
mia rabbia e
la tua paura,
l’impossibilità
di vederci
spesso, il mio
rifiutare di
vedere gli
amici
altolocati…aspettavo
il lunedì per
vedere tuo
padre e
chiedergli
come stavi…e
la sua
risposta era
sempre la
stessa
“lasciala
perdere la mia
Rosina,
Fabrizio…non
va bene per
te”… ma ormai
ero deciso…o
te o nessuna.
A 19 anni la
legnata…partivo
per fare il
militare…quando
te lo dissi i
tuoi occhi di
giada si
riempirono di
lacrime…promisi
di scriverti
tutti i giorni
e lo feci…per
un anno feroce
lontano da
casa ogni
giorno mi
mettevo in
branda e ti
scrivevo
lunghe
struggenti
lettere dalla
caserma, in
provincia di
Udine…e quando
potevi, di
nascosto, mi
rispondevi…letterine
d’amore con
cuoricini e
baci stampati
con il
lucidalabbra…
…Poi….piu’
nulla…per 3
mesi il
silenzio…venni
in licenza per
una settimana
prima del
congedo e
seppi che ti
eri ammalata
di asma, eri
ricoverata a
Sondalo, in
Valtellina…e
non potevi
assolutamente
ricevere
visite…non
voglio
ripensare a
ciò che vissi
in quei lunghi
mesi…tuo padre
mi dava blande
notizie finchè
non lo vidi
piu’… ma seppi
dai suoi
colleghi che
tu, Rosa, il
mio amore con
gli occhi di
giada e i
capelli
d’ebano…eri
troppo fragile
per superare
una malattia
del genere… e
non volli mai
piu’ nessun’altro
fiore che te…
Eccoti…da 28
anni, ogni
mese ti porto
gli iris…sto
un po’ qua
accovacciato e
guardo la tua
fotografia…prima
di alzarmi e
dirigermi
lento verso
l’uscita.

Amanda e
Giordano
Atroce…
Passare la
notte a
guardare il
soffitto, la
luce di un
lampione giù
in strada che
si riflette,
che entra
dalle fessure
delle imposte,
voltare appena
la testa di
tanto in tanto
e osservare il
tendone di
pizzo che
ondeggia per
l’inesistente
brezza della
notte, e
immaginare il
mare,
costruirsi una
specie di film
a ritroso nel
tempo, ogni
notte
diverso…cercare
dentro una
motivazione
per tanta
sofferenza…sentire
le lacrime che
adagio
scivolano
nelle
orecchie, non
tenti neppure
di asciugarle
o fermare la
loro
corsa…illudendoti
che si portino
via la tua
disperazione e
la tua
solitudine…
seguire la
scia del fumo
della mia
sigaretta…senza
temere di
andare a fuoco
con tutto il
letto se per
caso mi
addormento…tanto
io non mi
addormento se
non prendo una
pillola…prima
no…prima era
diverso…vi era
la mia vita
frenetica,
divertente,
piena di tutto
a farmi
crollare la
sera…la vita
piena di nulla
è un eccitante
fantastico, ti
tiene all’erta
più di una
martellata ben
assestata
dritta sulla
testa……cerchi
di lavorare di
fantasia, di
immaginare, di
eccitarti con
cose che pensi
e non farai
mai perché la
tua realtà è
talmente
brutale da
strapparti
dalle nuvole
ogni volta…
Mi fanno male
le nocche
delle dita a
furia di
stringere i
pugni…le
piante dei
piedi quasi
logorate a
forza di
strusciare sul
copriletto…provi
di tutto ma
non
funziona…sentire
che le forze
ti hanno
abbandonato…la
televisione mi
annoia, gente
demotivata e
tuttologhi
insopportabili,
hanno una
risposta a
tutto, tranne
alle loro, di
angosce…il
solito tizio
sullo sgabello
che si
impiccia dei
fatti altrui
per fare
audience…stelline,
veline,
ragazzine poco
più che
adolescenti
piene di
esperienza in
ogni
campo…madri
disperate per
figli in fuga
dalla
vita…vogliono
tutto lo
ottengono poi
il tutto
diventa nulla
perché dentro
hanno buchi
neri larghi
come voragini
e allora vanno
a cercare se
stessi
altrove…
Comici
improvvisati,
attori
immaginari,
che me ne
faccio io di
una realtà
così? Nulla….e
allora mi
basta il mio,
di nulla,
spengo la
televisione e
tutto mi
ripiomba
addosso come
una pioggia di
meteore…qualcuno
mi cerca,
sento il
cellulare che
suona, non so
neanche dove
l’ho messo…
uno
squillo…forse
un sms…me ne
frego e non lo
cerco
neppure…tanto
non ho niente
da dire a
nessuno …da
due mesi e 4
giorni le mie
notti devono
essere
silenziose e
solitarie……o
come prima, o
niente……per
cui………controllo
il pacchetto
di sigarette,
ormai agli
sgoccioli, è
il secondo,
oggi…ma se c’è
una cosa che
ho in
abbondanza
sono le
sigarette…non
resto mai
senza.
Non ricordo se
ho mangiato…mi
sembra di si,
non ho
cucinato ma mi
sembra di
ricordare che
qualcosa ho
levato dal
frigorifero…che
importanza ha?
Rincaso, non
mi guardo
neppure
attorno, in
questa grande
casa che
detesto…piena
di gente e di
vita prima,
tanto come
vuota e spenta
ora…sbatto le
chiavi e il
cellulare
sulla consolle
in anticamera,
mi dirigo
verso il
frigorifero,
lo apro,
birra, pane a
cassetta,
acqua
minerale,
mezza
bottiglia di
spumante…ecco
la cosa che mi
ha scatenato
tutto,
stasera…quella
mezza
bottiglia di
spumante…il
ricordare
l’altra metà
della
bottiglia…non
ci sono manco
i calici
sporchi nel
lavandino…spumante
a canna…sempre
cio’ che si
vuole sorbito
come capita…fa
parte del mio
modo di
essere…prendo
cio che mi va
come mi va…e
quando
l’ordine mi
taglia la
strada portato
da qualcun
altro tutto si
ricompone, la
mia vita che
prima sembrava
un campo
incolto,
diventa un
ordinato
sentiero di
campagna,
granoturco di
qua, erba
rasata di
la…ma l’ordine
puo tornare da
dove è
arrivato e il
caos che ne
segue assume
proporzioni
devastanti…
Mi concentro
sui battiti
del mio cuore,
ora…regolare,
sembra un
tamburo…gli do
del cretino,
che batti a
fare? Per
cosa? Ma
soprattutto
per chi? E
quel qualcuno
per te ha un
cuore che
batte? No, e
allora che
batti a fare?
Le mie mani
passano sul
mio viso,
umido,
stanco…mi
alzo, qualche
secondo
davanti allo
specchio del
bagno, mi
faccio schifo,
sono la
pubblicità di
uno straccio
per pavimenti
o una persona?
Non lo so e
non mi
interessa…guardo
l’ora, le 6
del
mattino…complimenti!
Altra bella
notte di merda…e
avanti la
prossima…faccio
una doccia
veloce, mi
vesto … mi
pettino, di
lato,
indietro, non
mi interessa,
mi sistemo i
capelli
ravviandoli
con le dita…
Dove ho messo
il cell? Ah
si, eccolo
vicino alle
chiavi di
casa…esco sul
pianerottolo,
chiudo a
chiave la
porta e il
cell
suona…idiota
giocattolo,
non suoni mai,
suoni alle 6
di mattina?
Così mi svegli
tutto il
condominio…premo
il tastino
verde…pronto?…tu…quale
messaggino?…non
so, dopo
guardo, ma
come stai?
dove sei?…ti
rendi conto di
come sto? Lo
so che ogni
tanto ne hai
bisogno, ma il
tuo “momento
di
riflessione”
mi ha quasi
fatto
morire…all’aeroporto?
Fiumicino? Tra
quanto,
mezz’ora? Ma
perché sei
andata via? Ho
fatto qualcosa
che non va? Ma
certo che
arrivo…no, non
ti chiederò
nulla, non
meravigliarti
della casa,
Amanda, lo sai
come sono
fatto…si,
certo che ti
aiuto a
sistemarla…arrivo
amore mio
grandissimo….aspettami…
Corro a
perdifiato
giu’ per le
scale, salgo
in auto, metto
in moto e
corro a
prendere la
mia unica
ragione di
vita.

Ludovica
e Maurizio
La dolce
sensazione di
camminare tra
la folla e
tutti ti
guardano, ti
invidiano, ti
sorridono,
l’impressione
che quel
giorno il sole
sia spuntato a
forma di cuore
con una
scritta di
traverso a mò
di fascia di
un concorso di
bellezza con
freccia che lo
trafigge tipo
“Cupido” e
sulla fascia
le iniziali L
e M.
Sentirsi
inadatta e
fuori posto in
ogni luogo se
lui non è al
tuo fianco,
persino la
mano di un
collega che si
congratula,
tra le tue ti
da fastidio,
trovi difetti
anche nelle
persone che
fino a quel
momento hai
benvoluto e
stimato…gli
uomini perdono
valore ai tuoi
occhi, se non
è lui che hai
davanti…torni
a casa, nella
sua casa che
da 1 anno ti
ospita…
stravolta dopo
una giornata
di lavoro,
scopri di
saper cucinare
e metti a
tavola il
meglio che tu
sappia fare
sperando che a
lui piaccia,
scoprendo
quanto sia
bello
viziarlo,
anche a costo
di farlo un po
ingrassare…e
ti accorgi,
appena lui
rincasa che
qualsiasi cosa
abbia nel
piatto è
indifferente
perché anche
mentre mangia
non smette di
guardarti
dolcemente e
dirti con lo
sguardo “Viki
ti amo”……
Mangia beve
chiacchiera
ride dorme
cammina per
casa, e il
pavimento si
trasforma di
colpo in una
nuvola soffice
di
beatitudine…lavare
i piatti
ridendo mentre
lui è dietro
di te e ti
tocca il seno,
ti bacia sul
collo…giocando
con il tuo
corpo ti
accende come
un faro nella
notte poi ti
prende per la
vita e ti
porta via ,
non importa
dove, vuoi
essere sua,
sempre,… e un
posto vale
l’altro…ti fa
mille piccoli
dispetti…gli
passi accanto
e senti il
profumo della
sua pelle,
tieni una sua
mano tra le
tue e ti
ricordi di
aver preso
apposta per
lui una crema
miracolosa…occuparsi
di lui, della
pelle ruvida
che il lavoro
procura a
quelle mani
fatte apposta
per
accarezzarti,
per tenere il
tuo viso
mentre affonda
nei tuoi occhi
e allora tu
gli occhi li
chiudi per non
lasciarlo più
andare
via…odiare
tutto e tutti
quando sei con
lui…impegni,
telefonate,
parenti
petulanti e
preoccupati
per te…
Non credono
alla
trasformazione
di Ludovica,
la chiamano
“colpa di quel
pezzente”…e il
pezzente in
questione è un
bravissimo
ragazzo e tu
lo ami più di
te stessa, e
vivi la tua
storia d’amore
ogni giorno
come fosse
l’ultimo…sia
che duri un
anno, 10 anni,
una settimana,
4 giorni o 6
ore…ti va di
stare con lui,
a lui
pure…………..e
che vadano
tutti a farsi
fottere.
Nulla conta,
ora, solo le
ore che vi
separano…lavorare
o studiare,
immaginandolo
mentre vive
una sua vita,
momentaneamente
lontano da
te…guardare
l’orologio
ogni 5 minuti
e arrabbiarti
perché non
puoi
telefonargli
in
fabbrica…conoscere
i suoi orari e
mandargli un
semplice
messaggino
all’orario in
cui sai che fa
una pausa
brevissima,
solo scrivendo
un “AMITA” …AmoreMioIoTiAmo…una
sigla solo
vostra…vedere
con il
pensiero la
sua faccia che
si illumina in
un sorriso e
ricevere
subito un suo
sms con
scritto “ciao
babà”…tiri un
sospiro di
sollievo e
torni al
lavoro
sorridendo
come un’ebete,
i colleghi che
ti fissano e
sgomitando
sussurrano…”la
Ludovica è
fulminata”…ma
non te ne
frega niente,
hai superato
ben di peggio
per lui…4
colleghi
pettegoli non
ti toccano
minimamente…sei
stata
accusata,
derisa,
sbeffeggiata
pubblicamente,
cancellata da
un testamento
secolare al
quale avevi
diritto di
appartenere
dalla nascita
per il solo
fatto di avere
il tuo cognome
……hai lasciato
la villa
padronale di
famiglia con
servitori,
sorelle
insulse
fratelli
arroganti e
viziati, una
madre snob
insopportabile
e un padre
borioso e
cattivo…ti sei
levata
gioielli,
abiti
rigorosamente
firmati,
calzature
fatte a mano,
hai buttato
tutto sul
letto,
comprese le
chiavi delle
tue 2 auto…
hai strappato
via le forcine
che
raccoglievano
i tuoi capelli
in un
aristocratico
chignon e hai
messo un paio
di jeans,
quelli che ti
ha comprato
Maurizio, i
sandali presi
al mercatino
quando vi
siete
conosciuti,
una maglietta
di Topolino,
ti sei
struccata
rabbiosa,
piangendo ma
sentendo che
dentro di te
si apriva un
cielo azzurro…
hai preso uno
zainetto sulle
spalle, ci hai
messo i tuoi
attestati
scolastici, il
diploma di
laurea… ti sei
incamminata
senza più
voltarti sul
viale che
porta al
cancello
seguita dai
cani da caccia
di tuo padre
che ti
guardavano, si
voltavano a
fissare il
loro padrone
senza
capire…hai
passato una
mano sulle
loro teste ,
hai fatto ciao
alla famiglia
sorridendo e
ti sei girata
per uscire
dalla loro
vita per
sempre…correndo…e
fuori dalla
villa…………la
moto di
Maurizio e lui
che dubbioso
ti guarda per
capire se
realmente
molli tutto
per lui oppure
è il capriccio
di una riccona
caruccia con
qualche tara
mentale
ereditaria.
No, non sono
fuori “come un
lampione” come
dice la mia
amica Simona,
sono coerente,
decisa,
tenacemente
convinta che
valgo di più
di quanto mi
abbiano finora
fatto
credere…ho
trovato un
lavoro, ho
finito la
specializzazione
in pediatria
facendomi un
mazzo da
paura, ho
fatto la
peggior
gavetta che si
possa
immaginare per
il solo fatto
di essere io e
non una
studentessa
“normale”…ma
qualcuno ha
creduto in me
e ce l’ho
quasi fatta,
alla faccia di
tutto il mondo
arrogante
presuntuoso e
snob che per
ora ho buttato
idealmente in
pattumiera…tutti
ignorati
tranne nonna
Ludovica, che
mi ha
accarezzata
dolcemente e
mi ha tenuta
tra le braccia
sussurrandomi…”vivi
la tua storia
d’amore e
dimostra a
questi stupidi
quanto vali,
tesoro”.
Ed è ciò che
ho intenzione
di fare,
Maurizio lo
sa…viviamo
questa
avventura
meravigliosa e
domattina
quando mi
sveglierò tra
le sue
braccia, sarà
un giorno in
più e come
ogni mattino
sentirò la sua
voce che mi
dice, dandomi
la solita
pacca sul
sedere, alzati
pigrona, devi
andare al
lavoro!.

|
TIZIANA E ALFIO
Routine, monotona prevedibile piatta routine……….uscire ogni mattina per il solito giro di clienti, i soliti nuovi ritrovati della medicina moderna, i soliti farmacisti scettici e i soliti medici titubanti, distratti dalla piu attuale omeopatia.
Inventarsi una vitalità nuova ogni giorno per convincere all’acquisto, indossare la maschera del rappresentante farmaceutico di bell’aspetto, fresco riposato e soddisfatto dalla vita.
Inventarselo.
Un tempo era innato…quanto tempo fa? Da quanto tempo quel lavoro non gratificava piu? Da quando era diventato un dovere quotidiano l’uscire e vagare con una valigia in cuoio? Da quando? Settimane? Mesi? Anni?
Si fermò, sistemandosi il giaccone addosso si guardò i piedi…scarpe lucide, impeccabile, non una macchia, 35 anni e sentirsene a volte piu di 50… Dove era finito il ragazzo pelle e ossa, strafottente, che scorrazzava in bicicletta per le vie del suo paese? Ancora echeggiavano nelle sue orecchie il frastuono ,le risate, le urla impaurite delle ragazze schivate per strada, apposta per farle spaventare … Che fine avevano fatto Nicola, Mario, Natale, Antonio e gli altri amici cresciuti insieme a lui? Anche loro sposati, forse, anche loro saliti al nord del paese e sistemati in un lavoro noioso come il suo?
Sposati…Tiziana…la solita storia della figlia di qualcuno del paese, che in estate tornava dalla nonna e dai parenti…ritrovava le amiche e le cugine, ed era con loro che ogni mattina scendeva allegra in bicicletta fino alla spiaggia.
Erano cresciuti insieme, lui scuro di capelli, un eterno ciuffo sempre sugli occhi, lungo-lungo e secco come una canna di bambù, mentre lei era una patatona bionda e rotonda, con le guanciotte piene che lui si divertiva a pizzicarle sempre facendola infuriare e correre dalla mamma .
Poi Alfio per un paio di anni non la vide scendere al paese, aveva 2 anni meno di lui, piu o meno 15 … ed una sera, una di quelle sere in cui dal mare arriva un vento caldo che fa impazzire i falò sulla spiaggia, dal nulla vide arrivare un gruppetto di ragazze, incuriosite dalle canzoni suonate alla chitarra e dai canti a voce alta…e tra loro, una che lui subito trovò bellissima, i capelli lisci, biondi come oro lunghi fino alla vita, occhi grandi e un corpo snello nel sottile vestitino a righine…la vide sedersi in un angolo con le amiche e non seppe smettere tutta la sera di guardarla, talmente insistentemente che gli amici se ne accorsero. Alfio sentì che si stava alzando dal gruppo, qualcuno lo conduceva verso quelle 2 o 3 ragazzine e subito si dileguò…ora era davanti a lui, i bagliori del falò illuminavano i loro visi, l’imbarazzo di lei era evidente, non sapeva dove guardare, non sapeva dove mettere le mani, guardava le amiche ridacchiare e poi guardava lui, che imbambolato continuava a fissarla.
Si accorse che una mano si alzava e si protendeva verso di lei
Ciao, io sono Alfio, come ti chiami? Vide lei guardarlo, ridere e si sentì ridicolo.
Ti conosco già, ciuffone!
No !…, solo una bambina lo chiamava sempre così…la figlia di Nicola, il fratello della sarta all’angolo del suo stesso vicolo…quella che abitava su a Milano…Pagnottella…..Tiziana.
Era sbocciata come un fiore impaziente, erano sparite le guanciotte, le treccine bionde che lui si divertiva sempre a tirargli erano scomparse…al loro posto ora capelli biondi come il grano maturo, lunghi fino alla vita……..era………era bellissima. Alta, non come lui che pareva un lampione, ma alta.
Curioso, proprio quel ricordo, proprio ora, proprio oggi…
Un chiosco di fiori attirò la tua attenzione, si fermò. La fioraia si avvicinò seria indicandogli la merce per invogliarlo all’acquisto…ma Alfio era titubante, no…i fiori non andavano bene quel giorno, ci voleva qualcosa di piu particolare…qualcosa di piu adatto a quella occasione.
Dolci? No…sua moglie era perennemente a dieta, si sarebbe arrabbiata e il litigio di quel mattino era sufficiente per i suoi gusti…Finchè gli venne una idea…entrò da un gioielliere e acquistò un bracciale sottile in oro con un brillantino incastonato, poi andò dal fornaio sotto casa e comprò del pane particolare, con semi di sesamo, con semi di coriandolo, con olive. Scartò il bracciale e vi infilò dentro un panino al sesamo, rimise il tutto nel sacchetto del fornaio e allegro si avviò verso casa.
Salì i 3 piani di scale, infilò le chiavi nella serratura, entrò mise la valigetta a terra all’ingresso, si tolse il giaccone, venne investito da un profumo di arrosto, da una musica proveniente dal salotto. Si guardò attorno ma non vide nessuno. Mise in un angolo nascosto il sacchetto del pane e si avviò in bagno per una rapida doccia.
Alla fine si infilò una tuta da ginnastica, fresca di bucato e fu allora che sentì la voce della moglie che lo chiamava…
Sei a casa? Allora tra 10 minuti si mangia
Ad un tratto lo vide…sulla mensolina del bagno, una placchetta di plastica, il test di gravidanza, da esperto lo prese, lo guardò attentamente, ….positivo
Rimase senza fiato…da 6 anni aspettavano quel risultato ogni mese.
Uscì dal bagno, riprese il sacchetto del pane e con ancora in mano il test gravidico si diresse in cucina…sua moglie stava finendo di preparare la tavola. Tutto era pronto. Rimase a pochi centimetri da lei osservandole la nuca … emozionato e con le lacrime agli occhi…
Lei si girò lentamente, vide che lui aveva in mano il test di gravidanza… si guardarono negli occhi, lui le mostrò il sacchetto del pane, lei lo aprì e guardò all’interno, vide il bracciale attorno a un panino ai semi di sesamo, il suo preferito…
Alfio le cinse la vita, la avvicinò e baciandola sulle labbra pianissimo le sussurrò…Buon Anniversario, pagnottella.
-------------------------------------------------------------------------------------
Lorenza e Marcello
“Una coppia tranquilla, senza problemi particolari, alla loro età ancora fanno i piccioncini”…dicono di noi…
Si , gli voglio bene ancora, al mio Marcello,ma coppia tranquilla lo siamo sempre stati. Non avevamo pretese particolari…un niente bastava. I primi anni di matrimonio specialmente, bisognava risparmiare, la famiglia cresceva.
Ma ancora prima di sposarmi, quando una gita fuori porta con la famiglia era il solo diversivo, con un padre autoritario come il mio che mi lasciava uscire alle 3 del pomeriggio e alle 6 mi voleva a casa. Solo 3 ore per vedere di nascosto Marcello, dargli qualche bacino frettoloso in un portone, dopo aver distratto la mia sorellina piccola che mamma ci mandava dietro per controllare che non facessimo cose peccaminose.
Marcello mi vedeva arrivare con lei per mano recalcitrante, Antonietta in cambio di una distrazione pretendeva un gelato o una gazzosa e io non sempre potevo permettermelo. I soldi erano talmente pochi che noi, 6 fratelli, con mamma, papà e i nonni non potevamo sperperarli in un gelato. Dovevo rinunciare a una parte della piccola mancetta domenicale di papà per accontentarla.
Ma mi piaceva tanto quando Marcello si avvicinava, con il suo profumo di colonia e la sua bella faccia, con i baffetti, ben curato, con la brillantina rubata al fratello maggiore nei capelli…quando mi veniva vicino sorridevo e ci baciavamo in fretta … Antonietta non accettava di distrarsi per molto.
Erano tempi di miseria, quelli, per tutti. Si usciva da un brutto periodo, tutto attorno era in ricostruzione.
Quando tornai a casa una sera dicendo che mi ero fidanzata, mia madre mi diede un ceffone talmente forte da farmi traballare, tutti la guardarono ma lei si calmò e disse: … portalo a casa domenica mezzogiorno a mangiare, Lorenzina, così vediamo che bell’elemento ti sei scelta.
Marcello invece piacque a tutti, mio fratello Giuseppe lo conosceva di vista . E da li il passo fu breve, dopo 6 mesi ci sposammo, un rinfresco di poche pretese a casa mia con i suoi parenti, 2 fratelli e la mamma vedova di guerra, un paio di bottiglie di vino bianco, qualche panino e una torta fatta dalla nonna. Andammo ad abitare a due isolati di distanza, e dopo 2 anni nacque il nostro primo bambino, Armando.
Angelo e Mario seguirono a ruota, tutti maschi, 3. Marcello era sempre gentile e rispettoso, e guidava la famiglia come meglio poteva. 3 bambini perennemente affamati, le michette anche vuote venivano divorate avidamente, e quando si poteva, ci si metteva dentro qualche pezzo di cioccolato…come tappabuchi poteva bastare, mentre mettevo insieme una cena decente per tutti.
Alti e bassi, i litigi non mancavano, ma erano routine. I miei figli crebbero rapidamente e uno dopo l’altro si sposarono ed ebbero a loro volta dei figli. Armando no, ma Angelo e Mario ebbero un maschio a testa. E restammo soli, io e il mio Marcello…
Ecco, siamo quasi arrivati…aiuto Marcello a scendere dall’auto di Mario, Angelo e Armando sono davanti al portone della chiesa che ci aspettano…adagio adagio saliamo la scalinata, gli anni ci sono, sono tanti… e oggi siamo qua per festeggiare sposandoci di nuovo, il prete è cambiato logicamente, ma la chiesa no.
I parenti e gli amici ci sono tutti, io ho un bel vestito di seta e anche Marcello è elegantissimo, con la cravatta nuova e le scarpe che gli fanno un po’ male, poveretto. La funzione in chiesa non dura molto, all’uscita tutti ci tirano il riso… quello che non ci potevamo permettere quando ci siamo sposati la prima volta…50 anni fa.
Viva gli sposi !
---------------------------------------------------
Susanna e Antonio
Mi sembra di aver preso tutto…se dimentico qualcosa Susy mi uccide…la farina bianca c’è, le uova, limoni, la marmellata di ciliegie …fammi dare un occhio al foglietto…. Accidenti a me! Lo zucchero… Si ok, ora c’è tutto, ci aggiungo una bottiglia di vino moscato dolce, così lo assaggiano anche i bambini.
Mi sono offerto di passare in pasticceria ma lei no…”voglio farla io la torta, fai presto così i bambini non vengono a pasticciare con la farina e lavoro in pace…una bella crostata come piace tanto ad Alessandro…ne mangia solo un pezzetto ma voglio che sia mia, fatta da me”.
Susanna ci tiene, a ‘ste cose. Ogni tanto tira fuori la farina e la impasta con l’acqua, fa una specie di pasta morbida e i bambini ci giocano, usano gli stampini per i biscotti, fanno finta di essere cuochi, Susy dice che ad Alessandro fa bene per la manualità, si diverte e scioglie le mani. Io mi metto vicino e guardo, una volta ho fatto anche le foto, Marta felice con la faccia sporca di farina e Alessandro che rideva a crepapelle in braccio a mia moglie.
Come ci piace vedere ridere Alessandro, che patatone, dolcissimo, a scuola si impegna piu che puo’, a tavola mangia come un lupo, con quella facciotta ridanciana. Tornare a casa dai piccoli e sentire l’urlo di benvenuto…”eccolo papà Attoniooo”, bello vederlo arrivare di corsa per mano a Marta.
Lei gli fa da mammina, gli sta vicino, lo aiuta a disegnare, a tagliare le cose nel piatto e a mangiare, a bere, a fare il bagno. E’ grande, lei, si è calata nel suo ruolo di sorella maggiore che aiuta il fratellino a crescere…e il nome del fratello lo aveva scelto lei…
Alessandro ormai ha 6 anni, e Marta invece 10. Voleva tanto un fratellino ed è nato lui, un angioletto speciale.
Ma dove sono le casse? Ah ecco, la in fondo. Vado a pagare.
Parcheggio strapieno, normale a quest’ora. Esco ora dall’Agenzia Viaggi, stasera farò una bella sorpresona a tutti quanti, si parte per un viaggetto, una spiaggia lontana, tutti insieme. Niente bambini a casa, niente Susy con l’angoscia pensando ai piccoli nelle mani dei nonni. Vengono con noi, una settimana tutti insieme.
Marta farà i salti dalla gioia e Alessandro…non capisce ma quando si troverà su quella spiaggia e in mare con noi si divertirà di certo.
Eccomi, traffico caotico, ormai ci sono abituato. Chiudo il box con il comando a distanza, prendo i sacchetti della spesa. Ascensore fuori uso, te pareva. Fa niente, un po’ di moto non fa mai male.
Il campanello, din-don…apre Susanna, mi leva la spesa dalle mani, mi bacia e scappa in cucina, deve fare presto, tra un’ora arriva Marta dalla casa dei nonni e il pullmino della scuola di Alessandro non tarderà ancora molto.
Susy è velocissima in cucina, in un lampo la torta è pronta, tutta questa piccola casa profuma di dolce e di caldo. Il vino è in frigorifero. Arriva Marta. Un bacione e corre a mettersi la tuta di felpa.
Ecco il clacson…è il pulmino, Luciano, l’insegnante di Alessandro, lo aiuta a scendere e Susy, che è già giu, lo porta in casa.
Arriva l’ascensore al nostro piano, nel frattempo qualcuno l’ha sistemato…sento la voce di Alessandro. Spalanco la porta e il mio angioletto speciale mi corre incontro…come al solito mi salta in braccio, a fatica perché è un po impacciato nei movimenti, il mio bambino.
Mi getta le braccia al collo, mi stringe fino a soffocarmi, ride felice, annusa l’aria, il golosone sente odore della sua torta preferita.
E’ bello Alessandro, con quel naso a patata, i capelli scuri, pacioccone, con quegli occhietti…un po a mandorla…un po da cinesino…tipici degli angioletti come lui…la chiamano Sindrome di Down.
Lo metto giu’, gli faccio il bagno mentre Susy apparecchia insieme a Marta…arriviamo in cucina…Marta mette un tovagliolo al suo fratellino, ci sediamo tutti insieme e cominciamo a cenare.
--------------------------------------------
Lucia e Salvatore
Ho quasi paura…in mano ho le chiavi ma non mi decido ad inserire quella giusta nel buco della serratura. Sono stupida, lo so, ma mi sembra che aprire questa porta un pochino scrostata sia l’inizio di qualcosa di cui potrei pentirmi, un domani.
Mi guardo in giro, sono ancora affannata, 4 piani a piedi, non c’è l’ascensore, ma gli appartamenti con l’ascensore costavano di piu’…e io e Sal non ne abbiamo molti, di soldi.
Sal si è appena laureato e a me mancano 8 esami…ci conosciamo da 10 anni, noi due. Arriviamo dallo stesso paese, anche i nostri parenti si conoscono…chi se non lui?…sembrava naturale arrivare a questo passo.
Chiudo gli occhi…un bel respiro profondo…dai, Lucia,non fare la cretina, infila questa chiave del cavolo e dai un’occhiata , mi dico da sola mentalmente…ok, vediamo il mio futuro prossimo che aspetto ha.
Infilo la chiave, giro due volte verso destra, la porta è aperta…non mi muovo di un centimetro guardando all’interno. Ho insistito per vederla di mattino, questa casa…ed eccola.
La porta si apre su un ingresso piccolo e quadrato. Sulla sinistra sbirciando vedo un cucinino, a destra un piccolo salotto, faccio coraggiosamente due passi dentro e vedo un’altra porta, stavolta socchiusa…ormai sono un leone, la spingo e vedo un altro pezzo di corridoio, in fondo una porta stretta aperta mi fa intravedere una vasca da bagno all’interno, di fianco una stanza…avanzo e capisco che sarà la camera da letto.
Che faccio? Me ne vado di corsa lasciando cadere le chiavi in terra oppure chiudo la porta di entrata e armandomi di coraggio affronto queste stanze vuote immaginandole arredate?
Vivere con Sal…sorrido. Io lo amo, Sal. E’ capitata questa casa, abbastanza vicina alla facoltà di Architettura che io ancora frequento…è comoda, usciamo insieme al mattino. Io vado in Università per le lezioni e Sal va allo Studio Tecnico dove sta facendo pratica come Architetto.
I suoi e i miei sono giu, in Calabria, la pensione era cara per Sal, io dalla zia Enza mi ero stufata di starci…abbiamo affrontato le famiglie a muso duro, specialmente io, volevamo un buco nostro… volevamo stare insieme…aggrapparci l’una all’altro … volevo vedere la sua faccia prima di addormentarmi la sera e volevo ritrovarla come prima cosa al mattino quando mi svegliavo. Un po’ di calore mi sale al viso…mi sto rilassando, ora.
Entro in quella che immagino la cucina e vedo con la fantasia un tavolo, delle sedie comode, una cucina a gas, dei mobiletti, delle tendine con i fiori colorati in basso…eppoi delle mensole con dei vasetti sopra e una radio nell’angolo per sentire la musica quando faccio da mangiare a Sal.
Mi giro ed esco dalla cucina, mi fermo all’ingresso e vedo uno specchio grande sulla parete…sorrido, ora…proseguo di 3 o 4 passi e sono in salotto…li ci metterei un bel divano grande, uno stereo, dei mobili bassi, un tendone largo come la parete e dei faretti qua e la…vado in bagno e mi guardo attorno…la vasca la chiudiamo con dei pannelli in vetro così Sal ci fa la doccia…a lui piace la doccia, a me il bagno. Poi li sul lavandino ci attacchiamo una mensola azzurra coi pensili e uno specchio con le luci intorno, a terra un bel tappeto morbido, così Sal non sgocciola quando esce dalla doccia.
Eccomi in camera da letto.
Vedo a occhi chiusi un bel lettone grande per fare l’amore con Sal. Un armadio grande come la parete, un cassettone e due comodini…….
Una voce improvvisa mi fa spaventare… “ti piace Lucì?”…è Sal, mi ha raggiunta perché mi conosce, sa che avrei affrontato la cosa titubante…Sal c’è sempre …
Mi giro, gli sorrido con il naso all’insù…è alto Sal…io gli arrivo alla spalla con la testa, lui è un marcantonio e io uno scricciolo.
“ Sei felice, Lucì? Sei spaventata?”
No, non sono spaventata, Sal … stammi vicino e non avrò mai paura, facciamo questo salto insieme…viviamo insieme e al diavolo tutto, quello che conta di più ha due nomi, Lucì e Sal.
SVEVA
 

|
|
|
|
|