RICETTA.

 

La cosa più importante è la salsa.

Uovo, farina, Carlos Primero, una goccia di tabasco, un sospiro di latte, un nulla di mentuccia sminuzzata, un pizzico di sale e il rapido e lieve passaggio, come uno zefiro aprilino, della noce moscata.

E poi una carezza lunga, continua; un rimestare affettuoso, avvolgente, con un ritmo regolare e sinuoso, come un pendolo che fate oscillare dinanzi alla crema che prende forma, quasi per farla cadere in ipnosi, sì da estrarre dall’intimo fondo degli ingredienti la loro essenza migliore, la vetta più pura del loro inconscio.

E solo a questo punto, solo dopo che, avendola amata, essa vi ricambierà di uguale e saporoso amore, solo a questo punto la unirete alla carne tagliata a tocchetti di circa due centimetri di lato, già precedentemente scottata in poco olio profumato di spezie. Le farete saltare insieme in padella, carne e salsa, come bimbi che ruzzano gioiosi, per circa tre minuti. Servirete caldissimo, guarnendo con una papaia aperta in tre parti.

...Dimenticavo un particolare assai importante, ignorando il quale questo piatto sublime potrebbe precipitare dall’empireo agli inferi: poiché si tratta di carni delicatissime, essa deve sortire da una macellazione quanto più dolce ed indolore possibile; una morte penosa la renderebbe infatti amara e coriacea.

Buon lavoro, dunque, miei cari e, soprattutto buon appetito.

Desidero inoltre che non dimentichiate mai che. per la prima volta nella storia -e l’onore è toccato proprio a voi-  una tribù cannibale ha mangiato , e su sua ricetta, un grande, grandissimo chef..