Ognuno sta solo
sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
ALLE FRONDE DEI SALICI.
E come potevano
noi cantare
con il piede
straniero sopra il
cuore,
fra i morti
abbandonati nelle
piazze
sull’erba dura di
ghiaccio, al
lamento
d’agnello dei
fanciulli,
all’urlo nero
della madre che
andava incontro al
figlio
crocifisso sul
palo del
telegrafo?
Alle fronde dei
salici, per voto,
anche le nostre
cetre erano
appese,
oscillavano lievi
al triste vento.
Lamento per il Sud
Oh, il Sud è
stanco di
trascinare morti
in riva alle
paludi di malaria,
è stanco di
solitudine, stanco
di catene,
è stanco nella sua
bocca
delle bestemmie di
tutte le razze
che hanno urlato
morte con l'eco
dei suoi pozzi,
che hanno bevuto
il sangue del suo
cuore.
Per questo i suoi
fanciulli tornano
sui monti,
costringono i
cavalli sotto
coltri di stelle,
mangiano fiori
d'acacia lungo le
piste
nuovamente rosse,
ancora rosse,
ancora rosse.
Più nessuno mi
porterà nel Sud.
E questa sera
carica d'inverno
è ancora nostra, e
qui ripeto a te
il mio assurdo
contrappunto
di dolcezze e di
furori,
un lamento d'amore
senza amore.
LETTERA ALLA MADRE
«Mater
dolcissima,
ora scendono le
nebbie,
il Naviglio urta
confusamente sulle
dighe,
gli alberi si
gonfiano d'acqua,
bruciano di neve;
non sono triste
nel Nord: non sono
in pace con me, ma
non aspetto
perdono da
nessuno, molti mi
devono lacrime
da uomo a uomo. So
che non stai bene,
che vivi
come tutte le
madri dei poeti,
povera
e giusta nella
misura d'amore
per i figli
lontani. Oggi sono
io
che ti scrivo.» -
Finalmente, dirai,
due parole
di quel ragazzo
che fuggì di notte
con un mantello
corto
e alcuni versi in
tasca. Povero,
così pronto di
cuore
lo uccideranno un
giorno in qualche
luogo. -
«Certo, ricordo,
fu da quel grigio
scalo
di treni lenti che
portavano mandorle
e arance,
alla foce
dell'Imera, il
fiume pieno di
gazze,
di sale, d'eucalyptus.
Ma ora ti
ringrazio,
questo voglio,
dell'ironia che
hai messo
sul mio labbro,
mite come la tua.
Quel sorriso m'ha
salvato da pianti
e da dolori.
E non importa se
ora ho qualche
lacrima per te,
per tutti quelli
che come te
aspettano,
e non sanno che
cosa. Ah, gentile
morte,
non toccare
l'orologio in
cucina che batte
sopra il muro
tutta la mia
infanzia è passata
sullo smalto
del suo quadrante,
su quei fiori
dipinti:
non toccare le
mani, il cuore dei
vecchi.
Ma forse qualcuno
risponde? O morte
di pietà,
morte di pudore.
Addio, cara,
addio, mia
dolcissima mater.»