Un grazie
particolare alla mia amica Rita, una persona
che ha sempre creduto in me.
MELINA
IL
MIO SECONDO LIBRO
Sulle pagine liriche di
<S
di Melina Gennuso
si sente il soffio del vento che alita
nelle stagioni che si susseguono,
il profumo del mare, delle piante
mediterranee; si percepiscono in sottofondo i rumori delle città,
le voci di interlocutori del passato e del
presente; si ascoltano i silenzi della solitudine e gli echi della
memoria.
E’ poesia che nasce dall’animo femminile,
delicata nel suo rievocare discreto e lieve in una dimensione sospesa,
dove “tutto è silenzio e tutto fa rumore”.
(Dalla prefazione di Alessandro
Quasimodo)
Questi versi tratti da Semplicità, una
delle poesie che compongono la prima raccolta di Melina, sono un vero e
proprio manifesto, chiave di accesso e di lettura al mondo di una donna
che, come spesso accade, scrive da tanto, e che solo a un certo punto,
non prestabilito della propria vita, decide di darsi alle stampe,
rendendo pubblici i propri pensieri, le proprie emozioni.
...Come vita e ricordo, anche realtà e sogno a
volte si confondono. L’Amore è realtà che si fa sogno, il trait
d’union tra mondo tangibile e mondo onirico: “Sogno al risveglio
addio ti dirò”(Amore che piange). Così anche in Melina
ritroviamo gli indizi di quello che è l’atteggiamento tipico dell’uomo
moderno, il quale tende a sostituire realtà e sogno. La realtà
percepita è diventata quella interiore, il mondo esterno ha perso di
interesse e prende i connotati di una sorta di videogame o di gioco di
ruoli. Appare quindi prezioso il ricorso all’interiorizzazione, per
sfuggire a un reale che non ci da più gioia e soddisfazione: “La verità
nel sogno sa guarire”(Vivere un sogno).
Una particolare attenzione meritano i versi di
La mia isola. E’ questo un luogo dell’immaginario a metà strada
tra “l’isola che non c’è” di Peter Pan e l’utopica “Imagine” di
John Lennon. La poesia di Melina si chiude con questi due versi: “Penso
non esista …, / creare la mia isola dovrò”. Ma come poi scopriamo,
questi versi non sono conclusivi, l’indiretta risposta finale la
troviamo in Per te io vedo in cui Melina si scruta intorno con
gli occhi che solo chi è innamorato (anche se solo della vita) può
avere. E vede distintamente tutto ciò che di bello c’è da vedere: un
paesaggio italico bucolico che potrebbe essere la descrizione stessa
dell’isola di cui si parlava in precedenza: “Tutto questo vedo perché
amo”.
...
In particolare in Tutto la vita mi insegna
ci teorizza ciò che per lei rappresenti il potere e la funzione della
poesia : “Rinchiudere le pene e il dolore greve / nella bottiglia per
affidarla al mare, / guardarla allontanarsi nell’ignoto, / per
alleviare quell’ignoto peso.” In questi quattro versi è racchiuso ciò
che per molti sia (lo è per Melina, ma anche per me) una delle
motivazioni imprescindibili dell’esperienza dello scrivere. La grande
capacità terapeutica dello strumento poetico che diviene al contempo
comodo mezzo di comunicazione accessibile a tutti. Ogni poesia si
trasforma in vero e proprio messaggio nella bottiglia che abbandoniamo
senza sapere dove arriverà e da chi sarà letto. Una volta che ci si separa
da una poesia, questa vivrà di vita autonoma, divenendo patrimonio
comune universale, non più unica proprietà privata di chi l’ha scritta.
...Ancora una volta la risposta pare essere
l’Amore, principale ragione di vita e fine ultimo a cui tendere nella
ricerca del significato intrinseco.
Ne ricaviamo perciò il
ritratto essenziale di una donna che vive, ama, piange, ride e spera. E
si offre agli altri, essendo come lei stessa ama definirsi e come mi ha
fatto presente in più di una occasione, UNA PICCOLA GOCCIA....
continua...
Marco Viroli
RECENSIONI
DA GIORNALI LOCALI
"Sinceramente, mi
complimento per i suoi versi, pienamente capaci di toccare le corde
dell'anima,
suscitando sensazioni ed emozioni assai intense." (A
Melina da Giuseppe Risica )
...
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